L’Arte della Lana

Fu una tra le più potenti della città e sicuramente quella che contava il maggior numero di lavoratori, circa un terzo della popolazione fiorentina, già secondo lo storico Villani, e tanto che ancora nel 1500 Machiavelli ne continuava a magnificare la grandezza: «era quella di tutte le Arti che aveva ed ha più sottoposti, la quale per essere potentissima è la prima per autorità di tutte». E producevano 80.000 panni «che valevano da un milione e dugento migliaia di fiorini d’oro; che bene il terzo più rimane nella terra di Fiorenza per ovraggio senza contare il guadagno de’lanaioli».
La lavorazione della lana ebbe un grandissimo impulso dai frati Umiliati, che si stabilirono nel XIII secolo nella zona di Borgognissanti, borgo solcato dalle acque del Mugnone, che frammentate in canali, si gettavano in Arno all’altezza del ponte che poi avrebbe preso il nome di ponte “alla Carraia”. La bonifica di questo malsano terreno fu opera dei frati Umiliati, che successivamente, attraverso una “steccata” di grossi pali (che poi sarebbe stata la pescaia di Santa Rosa, dirottarono la corrente per formare una grande gora all’interno del convento.
Le lane venivano accuratamente selezionate e lavate, poi la filatura e la tessitura avveniva nelle case degli artigiani. La successiva rifinitura avveniva nelle industrie tessili, per mezzo della follatura o gualcatura, che serviva a dare compattezza ai tessuti, e veniva fatta grazie a macchinari messi in moto dall’azione dell’acqua. Per l’assordante rumore prodotto dalle gualchiere si stabilì che queste strutture fossero allontanate dalle città ed impiantate solo nel contado.
Nell’attuale via della Condotta, già via del Garbo, erano riuniti molti artigiani che fabbricavano panni finissimi; dai pregevoli tessuti lavorati in questa zona deriva la parola garbo, usata ancora oggi. Altri panni preziosissimi erano quelli di San Martino, perché nella festività del santo (11 novembre) si commerciavano alla fiera annuale. I tessuti più pregiati erano il ciambellotto (tessuto di pelo di cammello), la saia (panno leggero), la ferradina (stoffa da lutto), il guarnello (fatto di filo grezzo e bambagia). Il panno ordinario usato dai contadini era il romagnolo.