Firenze e il commercio: le Corporazioni delle Arti e dei Mestieri

Nella società moderna, dove tutto è tecnologico, digitale, scaricabile da Internet, spesso si è persa la memoria dei mestieri e dei sapori del passato, fatto che contribuisce non poco alla graduale perdita della nostra identità di fiorentini. Firenze non è solo Botticelli e Michelangelo, Leonardo e Cellini, maestri indiscussi del Rinascimento, ma è anche la città in cui la nascita della realtà corporativa ha portato a quella fioritura economica e sociale senza la quale proprio il Rinascimento non sarebbe stato possibile. Lo spirito d’indipendenza e di intraprendenza che ha reso possibile il Rinascimento si plasma anche grazie allo sviluppo del commercio e dell’industria che si ha nel Medioevo. Tale spirito mercantile non è tuttavia estraneo ad una grande umanità che viene esercitata a Firenze in molti luoghi, come ospedali, orfanotrofi, ospizi. Questa commistione di operosità, arguzia, intraprendenza, solidarietà umana ed ironia ha forgiato durante i secoli il modo di essere dei fiorentini. Per arginare una perdita d‘identità sempre più minacciosa, la memoria di “com’era Firenze” può essere un piccolo strumento di grande utilità, per sapere ad esempio che laddove oggi sorge una boutique di grido prima c’era la sede dei lanaioli, che, secoli fa, si occupavano della produzione di tessuti pregiati proprio come quelli venduti nell’odierno negozio, o che le strade del centro oggi adibite al più tipico “struscio” domenicale fino ad un paio di secoli fa erano teatro di mercati e taverne poco raccomandabili, o ancora che lo Spedale degli Innocenti, voluto dall’Arte della Seta all’epoca in cui sorse, nella prima metà del ‘400, rappresentò la prima istituzione, nel mondo allora conosciuto, esclusivamente dedicata all’ assistenza dei fanciulli.

Il commercio, la cui atavica attività economica è intermediaria fra la popolazione ed il consumo, viene ancora ad essere una professione cardine nell’economia cittadina. L’iniziativa privata, l’intraprendenza, il rischio, la buona creanza ed il buon gusto sono gli attributi fondamentali degli imprenditori fiorentini, che si legano in una sola immagine con la città, in un’operosa tradizione ricca di arte e di storia.

A Firenze tutti lavoravano, giovani e vecchi, uomini e donne; lavorava l’intera città, che fu una delle più industrializzate e commerciali d’Europa fino al XV secolo. A Firenze la disoccupazione per quasi sconosciuta ed era difficile trovare una persona senza “né arte né parte”, che non avesse un mestiere in mano.  Si diceva che “tre cose sono difficili a fare: cuocere un uovo, fare il letto a un cane ed insegnare ad un fiorentino”.

Il popolo fiorentino era consapevole di possedere un genio produttivo straordinario e che il suo lavoro, oltre ad essere il mezzo che gli consentiva di guadagnare, era soprattutto fonte di grande soddisfazione morale e di stimolante appagamento umano. Purtroppo oggi sempre meno lo spirito delle vecchie botteghe permea gli scintillanti negozi del centro.

Firenze dunque città di mercanti scaltri ed astuti, che sono riusciti in pochi anni ad accumulare ingenti fortune ed a fare della loro città un centro d’importanza internazionale. Ma lo spirito dei fiorentini non è solo questo. Firenze vede la nascita di numerose istituzioni pubbliche e private volte ad aiutare il prossimo nel momento del bisogno. Sono spesso i mercanti delle Arti a finanziare questi luoghi in un’ottica di filantropica solidarietà, ma anche sicuramente con lo scopo ben più terreno di un ritorno d’immagine.

Le Corporazioni delle Arti e dei Mestieri furono tipiche istituzioni medievali, che si qualificarono per la loro particolare attività produttiva ed economica, ed i cui membri erano raggruppati in categorie di mestieri affini, per difendere i loro comuni interessi. Erano 21, 7 maggiori e 14 minori.  La città viveva intensamente, dedicando energie ad ogni attività produttiva, ed importanti opere d’arte fiorivano ovunque, proprio grazie all’operosità dei suoi cittadini e al generoso contributo economico delle corporazioni. Nel 1406, con solenne decreto, veniva conferita alle Arti l’incombenza di adornare l’esterno di Orsanmichele con le statue dei loro Santi protettori.