Cosimo de’Medici: uomo d’affari, politico, mecenate

Cosimo de’Medici mosse i suoi primi passi insieme al fratello Lorenzo, chiamato anche lui “Il Vecchio” e che sarà il progenitore del cosiddetto ramo cadetto che dette i natali al Granduca Cosimo I.  Suo padre, uomo molto colto, volle che suo figlio studiasse i classici con la consapevolezza che in ssi avrebbe trovato le giuste indicazioni per affrontare la vita pubblica.

Per capire meglio il contesto politico che attendeva il giovane Cosimo occorre tornare indietro al 1393, quattro anni prima della sua nascita. Firenze era in mano al regime egemonizzato dalla famiglia Albizzi, che si liberarono dei nemici Alberti e di tre membri dei Medici. Il ramo di Cosimo per il momento non entrò in conflitto con il nuovo regime per la rinomata saggezza di suo padre Giovanni, che a quel tempo pensava esclusivamente ad incremetare il volume di affari della sua attività, dando vita a quel banco destinato a supportare l’ascesa al potere della sua famiglia. Tuttavia, presto anche Giovanni di Bicci e suo figlio Cosimo cominciarono a maturare delle ambizioni politiche grazie alla crescente consapevolezza della loro potenza economica che ne faceva i secondi contribuenti del fisco pubblico. Anche il matrimonio con Lotta dei Bardi di Vernio, detta “Contessina”, rappresenta un momento di svolta, poichè rafforza un’alleanza economica con una della famiglie più antiche della città. La ricerca di solidarietà familiari prosegue con l’unione di Piero, figlio di Cosimo, con Lucrezia Tornabuoni, da cui nascerà Lorenzo il Magnifico. Altri legami vennero stretti da Cosimo con l’assunzione nelle filiali del Banco Mediceo di esponenti di famiglie in ascesa sociale ed economica, come i Ginori, i Pucci, i Martelli. In seguito ad un rovescio di fortuna, la Signoria del 1433 fu di nuovo favorevole al partito degli Abizzi e Cosimo fu prima imprigionato e poi esiliato a Venezia. Tuttavia, con la nuova Signoria del 1434, l’esiolio fu revocato ed iniziò l’ascesa politica di Cosimo il Vecchio.

Senza grandi cambiamenti nelle istituzioni cittadine ha inizio quella che gli storici hanno definito la “cripto-Signoria” medicea. Sfruttando le sue ricchezze e la sua indubbia abilità politica, Cosimo, che rifugge sempre le cariche politiche, riesce a pilotare le pratiche eletteroli della repubblica fiorentina facendo in modo che gli eletti appartengano sempre alla schiera dei suoi sostenitori.

A supporto della sua azione politica e al fine di accrescere il suo prestigio, Cosimo intraprese un’intensa opera edificatrice e di committenza artistica: la ricostruzione el Convento di San Marco, l’edificazione del palazzo Medici su progetto di Michelozzo, l’affresco della Cappella dei Magi di Benozzo Gozzoli, la ristrutturazione della basilica di san Lorenzo, la fondazione della Confraternita dei Dodici Buonomini di San Martino,…

Cosimo morì nel 1464 e fu sepolto nel pilastro centrale della basilica di San Lorenzo, ricevendo il leritato titolo di Pater Patriae.

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